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Nuova Minimum Tax approvata durante il recente incontro del G20 a Roma




Durante il recente incontro del G20 (i 20 Paesi del Mondo con le più forti economie) tenutosi a Roma, i Governi partecipanti hanno sostenuto il progetto d’imporre una minimum tax a livello globale sulle imprese, avendo come obiettivo il contratto alla facoltà di scelta di paradisi fiscali a loro favorevoli da parte delle società multinazionali che cercano di corrispondere il meno possibile di imposte e tasse sui guadagni da esse conseguiti attraverso le proprie attività commerciali in giro per il Mondo.


I Ministri delle Finanze dei Paesi che partecipano al G20 avevano già convenuto lo scorso Luglio sull’imposizione di una tassazione minima del 15%, e durante il G20 i Governi ivi rappresentati hanno deciso di supportare ed approvare tale proposta di tassazione.


E’ pur vero che la minimum tax da ultimo approvata si colloca sotto la soglia idealmente proposta a suo tempo dal Presidente americano Joe Biden, che avrebbe preferito fissare ad un livello pari al 21%; tuttavia, quanto alla fine mutualmente deciso dai Governi del G20 ha trovato anche il suo apprezzamento, così come dagli altri partecipanti che hanno commentato che in tal modo si dovrebbe riuscire a rimodellare in maniera significativa pure l’economica globale.


Il sistema di tassazione così convenuto vuole in particolare scoraggiare le imprese multinazionali che sono solite concentrare dal punto di vista contabile e dichiarare i loro profitti in Paesi dove esse possono corrispondere imposte particolarmente basse od addirittura di nessun importo.


In particolare, il nuovo approccio impositivo può essere utile a contrastare il modo nel quale tali società multinazionali riescono a ottenere significativi profitti grazie al trading su cespiti intangibili come i marchi ed i diritti di proprietà intellettuale, i profitti dei quali sono di norma ceduti a filiali situate in qualche paradiso fiscale.


La Cancelliera tedesca Angela Merkel ha a sua volta commentato che tale misura fiscale può essere giustificata in questi tempi di “digitalizzazione”, tenuto conto che i profitti possono essere spostati in maniera rapida e semplice da un posto all’altro grazie a tale strumentazione digitale.


Analoghi commenti sono stati fatti da Mathias Cormann, Segretario Generale dell’OCSE-Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico avente sede a Parigi, secondo il quale il nuovo livello d’imposizione minima è atto ad eliminare completamente gli incentivi per le imprese in giro per il Mondo di ristrutturare i loro affari al fine di evitare l’assoggettamento a tassazione.


Secondo qualche funzionario del Governo americano, la nuova imposizione dovrebbe creare almeno 60 milioni di Dollari di nuovo gettito all’anno già solo negli Stati Uniti; questo, tenuto conto dell’importanza per gli U.S.A. della creazione di tale nuova tassazione, visto che molte società multinazionali che finora hanno utilizzato lo schermo dei paradisi fiscali a loro favorevoli al fine di condurre affari e risparmiare in tasse, sono in effetti proprio di provenienza americana.


D’altro canto, aver fissato la minimum tax al livello del 15% è ancora considerato da molti un livello troppo basso, tanto da poter costringere a sua volta alcuni Governi a rivedere il loro approccio alla questione al fine di far divenire i rispettivi Paesi più competitivi a livello globale ed attrarre in tal modo investitori stranieri.


Contestualmente a tale novità fiscale, intanto a livello OCSE si discute la possibilità di raggiungere un consenso per una convenzione sull’applicazione di un’imposizione avente estensione globale rispetto alle società multinazionali. L’esito finale e le tempistiche di tale progetto sono però tuttora alquanto incerti.


Prof. Avv. Salvatore Vitale


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